Che cos’è il diritto alla disconnessione

Che cos’è il diritto alla disconnessione

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Oggi con i dispositivi digitali si ha costantemente un collegamento via mail, telefono, messaggi e WhatsApp con il proprio datore di lavoro, con clienti e collaboratori.

Ma quando si lavora per un ente o un’azienda si ha un orario di lavoro specifico, e a meno che non sia richiesto dal contratto, essere sempre reperibili in qualunque momento e con diversi mezzi digitali, porta al rischio di estendere il proprio periodo di lavoro al di fuori dell’ufficio o dell’attività svolta in smart working.

Ecco perché oggi si sente parlare sempre di più del “diritto alla disconnessione” ossia il diritto di non essere reperibili al di fuori dell’orario di lavoro, staccando la spina ai propri device digitali.

Infatti anche se la tecnologia ha sicuramente degli aspetti positivi, come ad esempio la possibilità di lavorare da casa e di comunicare velocemente con clienti e colleghi, ha anche ampliato la facilità con la quale si rischia di avere sempre un filo di collegamento con il lavoro. E per le aziende un contatto sempre diretto con i clienti e viceversa.

Anche per questo è importante che le imprese imparino davvero a comunicare con i propri clienti: quelle che acquistano i servizi di direct email marketing dalle aziende specializzate già sanno che un invio a pioggia non farebbe altro che riempire inutilmente la mail di utenti che mai comprerebbero i loro prodotti o servizi.

Il giusto equilibrio è diventato ormai essenziale, dunque per stare bene e non essere sempre connessi ai propri dispositivi digitali con il rischio di non riuscire mai a “staccare la spina”.

L’intervento del parlamento europeo per il diritto alla disconnessione

Il Parlamento Europeo nel corso di quest’anno ha deciso di esprimersi sul diritto alla disconnessione. Infatti, il 21 gennaio del 2022 ha invitato gli Stati Membri al riconoscimento di questo come uno dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Infatti, il Parlamento Europeo ha evidenziato quali sono le conseguenze negative che si hanno sulla qualità e il benessere della vita dei lavoratori che sono sempre connessi e quindi non riescono mai a staccare davvero la mente dal lavoro.

Secondo la risoluzione: essere connessi costantemente insieme alle sollecitazioni sul lavoro portano a un’aspettativa che vuole i lavoratori raggiungibili in qualunque momento, andando a incidere negativamente sulla loro salute sia fisica sia mentale.

In Italia dopo la conversione in legge del DL n.30 del 13 marzo del 2021 è stato riconosciuto il diritto alla disconnessione dagli strumenti digitali per chi lavora in smartworking e in modo agile, nel rispetto degli accordi per il pubblico impiego.

Il diritto alla disconnessione disciplina, almeno in Italia, solo lo smartworking, ma sono diverse le aziende, banche e assicurazioni che hanno scelto di inserire questa clausola all’interno del contratto di lavoro.

Come funziona il diritto alla disconnessione nello smart working

La normativa che disciplina lo smartworking, la legge 81 del 2017 dedicata alle misure per la tutela del lavoro autonomo e le misure volte a favorire l’articolazione flessibili dei tempi e luoghi di lavoro di tipo subordinato, permette di trovare diverse misure che tutelano chi lavora in questo regime tra i quali anche le ore di lavoro.

Inoltre, con il DL n.30 che nel 13 marzo del 2021 è stato previsto per i lavoratori agili anche il diritto alla disconnessione.

Infatti, la normativa per chi opera in smartworking prevede che si rispettino i tempi di lavoro e quelli di riposo del lavoratore. Questo vuol dire che il lavoratore una volta che ha finito di lavorare può tranquillamente disconnettersi senza alcuna ripercussione da parte dell’azienda.

Non solo, la disciplina sottolinea anche il diritto a non essere sempre reperibili nel momento in cui si è in ferie oppure in malattia.

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