Che cos’è l’ipertrofia benigna

Che cos’è l’ipertrofia benigna

ipertrofia benigna

L’ipertrofia benigna, denominata anche ipertrofia prostatica, consiste in un aumento benigno volumerico della prostata, che non deve essere confuso con un tumore.

Infatti, consiste nell’ingrossamento di una parte della ghiandola dell’uretra prostatica, la quale le impedisce di allagarsi.

Cause dell’ipertrofia prostatica benigna

Le cause dell’ipertrofia prostatica sono varie e per niente specifiche. Infatti, vi sono differenti fattori che possono influenzare la salute della prostata, facendola mutare di conseguenza con l’avanzare dell’età. L’ipertrofia può essere riconosciuta grazie a fattori specifici (progressione, forma e volume) che però variano a seconda del soggetto.

Sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna

Il sintomo principale che può portare alla diagnosi di questa malattia consiste prevalentemente nello svuotamento della vescica. Ciò è dato dal fatto che la vescica non riesce ad applicare la forza necessaria per dilatarsi.

Un ulteriore segnale è dato dalla necessità di urinare più volte al giorno, soprattutto in modo improvviso e quando lo stimolo proviene da altri elementi, come ad esempio un rubinetto aperto.

Lo stesso svuotamento viene inoltre ostacolato dall’intermittenza dell’urina, dalla sensazione di avere la vescica ancora piena o dal dover contrarre i muscoli della pancia al fine di poter urinare.

Se questi sintomi si prolungano per molto, è anche possibile giungere all’incapacità di svuotare la vescica o all’incontinenza, la quale consiste nell’impossibilità di urinare in tempo e bagnarsi di conseguenza. Nei peggiori dei casi, si possono avere le seguenti complicanze: diverticoli e calcoli vescicali, dilatazione delle vie alte escretrici, insufficienza renale ed ematuria.

E’ consigliabile iniziare a fare delle visite già dai primissimi sintomi, ossia una frequenza aumentata ed un getto dell’urina debole.

Diagnosi

Una visita urologica può permettere di svolgere una diagnosi corretta tramite l’esplorazione rettale, la quale consente di avere delle informazioni sulla prostata. Tale visita potrà quindi smentire o affermare la presenza di tale malattia tramite esami come la PSA, la quale esclude ulteriori malattie della prostata, e l’ecografia all’addome, la quale permette di escludere delle complicanze date da sintomi prolungati.

Trattamenti

Nel caso in cui la diagnosi risulti positiva e si escludano ulteriori malattie che possano causare vari sintomi, si possono iniziare determinati trattamenti curativi.

Tra i primi trattamenti, vi è quella comportamentale, la quale consiste nel tenere sotto controllo i sintomi tramite i seguenti comportamenti:

  • Evitare cibi che costipano o irritino l’intestino;
  • Svolgere attività fisica;
  • Effettuare delle terapie mediche;
  • Bere acqua a distanza dall’orario dei pasti;
  • Tenere l’intestino regolare e pulito;
  • Utilizzare rimedi naturali per la prostata per iniziare a limitare i sintomi.

Inoltre, questi trattamenti si basano prevalentemente su due specifiche categorie farmacologiche, tra cui gli inibitori della 5-a-reduttasi, i quali mirano alla diminuzione della crescita prostatica, ma che sono prescritti nel caso in cui la prostata sia piccola. La seconda categoria consiste negli alfa litici, i quali mirano al blocco dei ricettori alfa situati sulle cellule della prostata, in modo da favorirne l’apertura. Questi farmaci permetteranno di svuotare più facilmente la vescica ed aumentare l’intensità del getto d’urina.

Un’altra tipologia di trattamento disponibile sono le terapie chirurgiche, le quali consistono nella rimozione parziale o totale dell’ipertrofia prostatica. Solitamente si applicano queste terapie quando l’organismo fa resistenza ai farmaci e si abbiano sintomi medi-gravi, delle complicanze dovute ai sintomi prolungati (insufficienza renale cronica, ritenzioni urinarie croniche o ricorrenti, etc…) ed ulteriori complicanze che mettono a serio rischio il paziente.

Attualmente, il TURP risulta l’intervento maggiormente quotato. Questo trattamento permette di rimuovere la prostata in modo del tutto indolore tramite un’anestesia regola o spinale, seguita da una scarica bassa di energia sui tessuti prostatici. L’intervento dura in media dai 30 ai 60 minuti, e dopo soli due giorno è possibile rimuovere il catetere vescicale.

Ulteriori trattamenti favoriti dalla medicina odierna consistono nelle laserterapie e nella chirurgia a cielo aperto. Mentre la prima opzione permette la vaporizzazione dell’ipertrofia, la seconda opzione richiede un intervento maggiormente invasivo e viene effettuato solo in casi rari. Tali trattamenti risultano più svantaggiosi rispetto al TURP, data la loro invasività e la durata più lunga del trattamento.

Integratori per ipertrofia prostatica benigna

Al fine di poter combattere i sintomi della propria ipertrofia prostatica benigna, è anche possibile ricorrere all’utilizzo di alcuni integratori come di Agolab Nutraceutica, tra cui:

  • Beta-sitosterolo: consiste in un mix di steroli vegetali ed è stato clinicamente accettato come metodo ottimale per combattere la malattia. Permette di alleviare i sintomi tramite l’inibizione dell’ensima 5-alfa-reduttasi, responsabile della mutazione del testosterone in DHT. E’ consigliato un dosaggio che va da una a tre capsule tra i pasti giornalieri;
  • Palma nana: consiste in una pianta contenente beta-sitosteroli e steroli, la quale è stata certificata da degli studi clinici per le sue abilità. Permette di migliorare il getto urinario ed alleviare vari sintomi, ed evita qualsiasi possibile effetto collaterale e modifica dei livelli dell’antigene prostatico specifico, noto anche come un marcatore volto alla rilevazione del cancro prostatico. Si consiglia un dosaggio pari ai 320 milligrammi giornalieri;
  • Polline delle graminacee: danno sollievo alla prostata e alleviano i vari sintomi, permettendo inoltre la diminuzione della nicturia, nota come l’urina prodotta di notte. E’ stata certificata da 4 studi clinici per la sua utilità ed è consigliata una dose giornaliera pari a 3 volte al giorno;
  • Pygeum africanum: anche nota come la corteccia del susino dell’Africa, questo composto del tutto naturale permette di alleviare i sintomi e la frequenza urinaria. Circa 20 studi clinici hanno attestato le capacità di questo composto, il quale permette anche di migliorare il volume urinario e i risvegli durante la notte, grazie ai triterpeni. Si consiglia un dosaggio che va dai 50 ai 100 milligrammi.

Questi integratori sono efficaci ma non possono essere sufficienti nei casi più gravi, nei quali si deve ricorrere a dei trattamenti chirurgici. Infine, questi integratori sono spesso combinati tra di loro ma rispettando i singoli dosaggi dei composti.

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