Giancarlo Fornei: l’intervista







Adrenalinico, competente, disponibile, Giancarlo Fornei da anni mette a disposizione la sua preparazione di coach per aiutare a crescere e migliorare tante persone con un occhio di riguardo per l’altra metà del cielo. Non stupisce, quindi, che protagonista del suo primo libro sia una donna… e che donna! L’abbiamo incontrato al suo debutto nella narrativa con il thriller 666 – Strani segni sulla pelle ed ecco cosa ci siam detti.

Quando nasce la tua voglia di scrivere? Viene da molto lontano, da giovane amavo scrivere poesie e canzoni. Poi, con l’avvento d’internet, ho cominciato a scrivere post, piccoli ebook e altro. Scrivere mi piace, mi fa sentire bene. Scrivere, sapendo poi che qualcuno, leggendo un tuo articolo o un tuo libro, imparerà o conoscerà qualcosa di nuovo, mi gratifica.

Perché un thriller? Ho sempre amato la parapsicologia, il mistero, l’esoterismo. Pur non essendo un cattolico praticante, credo in Dio e, di conseguenza, anche nel Demonio. Sono dell’avviso che non possa esistere l’uno senza l’altro, e viceversa. Erano anni che sognavo di scrivere un thriller che affondasse la sua storia nel mondo del satanismo, un libro in cui il bene e il male si fronteggiavano. Senza esclusioni di colpi.

Quanto la tua profonda conoscenza del mondo femminile ti ha aiutato a dare vita alla tua protagonista? Molto, per non dire tutto. Ho passato gli ultimi sette anni a fare coaching e formazione quasi esclusivamente con le donne. Ho letto molto e scritto su di voi. Amo l’universo femminile e apprezzo, particolarmente, la vostra sensibilità e il protagonista del mio primo thriller non poteva che essere una donna. Astrid, la protagonista del romanzo, è molto bella, ma al tempo stesso è timida e riservata. Forte e decisa, ma contemporaneamente fragile. Capace di farsi coinvolgere dagli eventi intorno a lei. Insomma: è una donna!

Perché la scelta della Versilia come cornice degli eventi narrati? Devi sapere che io non sono un grande frequentatore di chiese, ma a Vittoria Apuana, c’è quella che personalmente considero una delle più belle: la chiesa di San Francesco. L’ho scoperta casualmente e ogni volta che sono in zona, vi entro. Ci respiro una particolare aria di pace, sarà che San Francesco è il mio Santo preferito. Ad ogni modo, tutto è partito dalla chiesa di Vittoria Apuana, poi, via via, ho inserito Forte dei Marmi e la Versilia.

Come hai proceduto alla stesura? Non so dirti se la mia tecnica è giusta o meno, ma avevo il libro in testa. Sapevo già come finiva… Ho prima buttato giù l’elenco di tutti i capitoli, con i titoli finali che non si sono discostati molto dalla stesura iniziale. Poi, ho cominciato a scrivere il primo e l’ultimo capitolo; tutti gli altri sono arrivati da sé.

Quanto del Fornei coach ha influenzato il Fornei scrittore? Come coach, ho l’abitudine di mettere al centro delle mie attenzioni “le persone” che si rivolgono a me. Fare il coach o il formatore è un lavoro bellissimo e mi ritengo molto fortunato a svolgerlo. Da sempre affermo che chi fa un lavoro come il mio, a contatto con le persone, debba metterci il massimo della passione possibile (a dire il vero, un pò di sana passione starebbe bene in qualsiasi altro lavoro). Credo di aver fatto la stessa cosa anche come scrittore: ho scritto il thriller con “il lettore in testa”, cercando di prenderlo metaforicamente per mano e accompagnarlo a scoprire, pagina dopo pagina, una storia appassionante .

Cosa hai imparato in tanti anni di lavoro con le persone? Che le persone sono tutte diverse.  Ogni volta che lavoro o parlo con qualcuno, scopro un mondo nuovo: credenze e convinzioni diverse, valori diversi. Pensieri diversi. Diversi modi di vedere, ascoltare e percepire le cose intorno a sé. Persino modi diversi di interpretare e affrontare problemi identici. Le persone “vedono, sentono e percepiscono” le cose in maniera soggettiva, in base alla propria mappa del mondo… Ecco, ho imparato che non ci sono, a priori, persone che hanno solo ragione o solo torto, ma persone che interpretano soggettivamente e pertanto, uniche. Insomma: ogni persona è unica, e a modo suo, può trasmettere qualcosa agli altri.

Intervista di Elena Torre

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