Sara Cerri: l’intervista







Sara Cerri è una fine scrittrice, da anni regala a tanti lettori storie da custodire preziosamente, suoi Una donna da mare, Tre nella notte e Circo immaginario, da cui Rossana Casale ha tratto un intenso spettacolo teatrale. Oggi è uscito per Io Scrittore l’audio libro Isadora Duncan. Ne abbiamo voluto sapere di più.

Quando e come nasce la tua passione per Isadora Duncan? Nel 2000, lo ricordo esattamente. Ho scritto Isadora Duncan durante sette anni di lavoro, non continuativo certo, nel frattempo uscivano altri miei libri. Due anni in più sono serviti solo per la documentazione sulla sua vita, e mi fa sorridere il ricordo di averla scoperta e di essere rimasta attratta da Isadora, proprio per una sua bellissima immagine trovata in rete, visto che poi il destino di questo mio lavoro è stato quello di essere pubblicato proprio in e-book. Era una foto bellissima, Isadora guardava in macchina con piglio sicuro e volitivo, mostrava il suo carattere, un personaggio per nulla facile, un carattere molteplice, una vita vissuta in viaggio, con una forte idea di arte, innovativa, ispirata alla natura e al movimento del mare – io sono nata al mare e adoro il mare. Ecco, me ne sono innamorata e da quel momento ho cominciato a reperire documentazione su di lei, molto materiale inedito. È stato bello conoscere Jeanne Bresciani a cui il libro è anche dedicato. Jeanne – ci reputiamo sorelle in Isadora – mi ha fatto avere numerosi documenti inediti, Jeanne è una grande danzatrice duncaniana, e è ritenuta la diretta discendente artistica di Isadora.

Perché hai deciso di scrivere di lei già donna in là con gli anni? Volevo far sapere tutto della grande ballerina, volevo parlare di ogni aspetto del suo carattere, della sua vita in viaggio, della sua danza, una forma d’arte così particolare. Il miglior modo era ‘catturarla’ alla fine della sua vita e cercare con lei di ripercorrere tutte le tappe più incisive, ma quanta storia, quanti viaggi, quanti personaggi conteneva! Non è stato facile destreggiarmi tra i tantissimi episodi e le persone che ha amato. La sua nascita risale al periodo storico tra fine ’800 e l’inizio nuovo secolo, la Bella Epoque, il periodo storico delle molte possibilità in ogni campo della cultura: romanzo, poesia, teatro, e anche della finanza (Isadora avrà un figlio da Edward Gordon Craig, e uno da Paris Singer, finanziere, quello delle macchine da cucire), in cui si cerca di superare il vecchio, di trovare altre forme di espressione al di fuori degli schemi consueti. È il momento di Craig per il teatro (che verrà a Firenze assieme a Isadora nel 1907, alla Pergola, per allestire Ibsen interpretato a Eleonora Duse), Picasso per la pittura, e del cinema francese dei fratelli Lumière.

Come ti sei avvicinata al suo personaggio? Complice un viaggio a Parigi, ma già avevo trovato la foto di Isadora, per caso: il suo volto con gli occhi chiari che sembrano sfidare il mondo. Al 5 della rue Danton, viveva Isadora. A Bellevue, vicino a Parigi, partorì il suo terzo figlio, concepito sulla spiaggia di Viareggio, con uno scultore del posto, chiamato Michelangelo, ma dietro cui si nasconde lo scultore fiorentino Romano Romanelli. Nel magnifico cimitero monumentale Père Lachaise, ho percorso i vialetti ombrosi fino al Colombario e al reliquiario della Duncan, dove le sue ceneri sono conservate assieme a quelle dei suoi due bambini, con un fiore giallo sempre fresco. Che cosa fosse già scattato non so spiegare bene, ma il giorno dopo in una vecchia libreria, ho trovato l’autobiografia del 1928, e ho cominciato a leggere pur non conoscendo bene il francese. Isadora Duncan è nata a San Francisco (1877) sul mare, e sul mare ha preso tutte le decisioni importanti della sua vita, anche dolorosa e segnata da incidenti d’auto tragici e assurdi (la morte dei figli e la sua, a causa di una sciarpa). Vissuta in povertà, con tre fratelli e con la madre che spingeva i figli all’amore per l’arte, Isadora ha frequentato l’Accademia di danza classica che la preparava a diventare una danzatrice, odiandone da subito le regole. Ancora bambina, capì che nessuno avrebbe potuto insegnarle la danza che lei cercava, fatta del movimento dei fregi dipinti sui vasi greci classici, ma anche dei passi delle gighe irlandesi (le sue origini sono irlandesi), una danza che esaltava i movimenti semplici del bambino, e destinata a diventare ‘titanica’ come la diceva Craig, fatta di racconti veri e propri, con influenze della mimica, la pantomima, il teatro greco. Un modo tutto suo, a piedi nudi, al di fuori dell’Accademia, e da ogni regola impartita.

Dove finisce la storia e dove inizia la letteratura? Sono stati scritti molti libri su di lei. In parte raccontano gli avvenimenti e riportano articoli di giornali, fotografie ecc. Io ho scelto la forma della biografia romanzata, con una prima persona immersa, cercando di rivivere i molteplici aspetti di Isadora. Certo, ho amato, e amo molto questa donna, che mi ha affascinato e continua ad affascinarmi, ho cercato anche perciò di riviverla, raccontandola come io credo d’averla conosciuta e viaggiando assieme a lei oltre ai fatti che sono rimasti nel mio lavoro piccoli punti oggettivi essenziali. I miei viaggi per conoscerla più profondamente possibile sono continuati durante la scrittura del romanzo. Di nuovo a Parigi. In Germania, dove ho visitato la sua casa scuola di Grunewald, la Costa Azzurra, dove ha vissuto gli ultimi anni, nella mia Versilia dove è stata ospite di Eleonora Duse, in Svizzera, in Austria a Venezia, a Napoli. Alla stesura del romanzo sono stati utili, oltre ai numerosissimi libri e le scuole visitate, anche film rari e introvabili, come “Isadora” di Karl Reisz, e “The biggest dancer in the world” di Ken Russell. Segnalo poi la conoscenza personale di David Lees (figlio naturale di Gordon Craig) rintracciato dopo lunghe ricerche, e mi piace ricordare i pomeriggi e i pranzi con lui, trascorsi parlando del padre Craig, della sua personale conoscenza di Isadora, e della sua famiglia circo, e i ricordi della grande attrice Ellen Terry, nonna di David Lees, cara amica di Isadora anche dopo la rottura con Craig.

Quanto contano i ricordi e la nostalgia? Isadora si nutriva di ricordi e forse i momenti più belli del libro sono stati anche per me riscoprirli assieme al mio personaggio. Un baule e una scatola blu sono i custodi delle sue memorie, con numerosi oggetti che lei riconosce, tocca, e che magicamente aprono la narrazione a piccoli mondi come in una danza personale, la sua.

Come mai la scelta di pubblicare in e-book? Ho scritto e riscritto molte volte il libro, e ad essere sincera la mia agente letteraria lo aveva anche proposto, ma la Duncan non sembrava interessare molto come personaggio, pochissime le richieste di lettura da parte delle case editrici, molti complimenti per la mia scrittura, ma nessun contratto. Sempre in rete ho saputo del Torneo indetto da Io Scrittore del gruppo editoriale Gems (Longanesi, Corbacio, Garzanti ecc.) e ne ho parlato con un’amica, è stata lei a convincermi a partecipare. Ero in realtà molto perplessa, non partecipo mai a concorsi, ma questo in qualche modo mi appariva diverso. Garantiva un buon numero di lettori, garantiva l’anonimato, e si sentiva comunque alle spalle la presenza costante del gruppo Gems che mi faceva credere che il lavoro di tutti i partecipanti fosse comunque protetto, quindi ho abbandonato le riserve e ho inviato la mia opera lasciandola partire per quel viaggio durato varie fasi, in tutto sei lunghi mesi. È stato sicuramente positivo, ognuno nel torneo era autore e lettore delle opere in concorso e c’era un bellissimo blog, molto attivo, a cui io non partecipavo quasi mai, ma che seguivo per avere, come si dice, il polso della situazione sui giudizi, sul clima, sulle letture fatte. E sono entrata nei trenta vincitori – all’inizio gli iscritti erano più di tremila), bellissima sensazione a Mantova, dove ero presente, sentir pronunciare il nome di Isadora Duncan. Sapevo che il premio era la pubblicazione in formato digitale, cosa per me sconosciuta. Io adoro l’oggetto libro, amo vedere i caratteri neri su bianco, sfogliare le pagine, il profumo della carta stampata, tutto questo non esiste in e-book, un formato che comunque ha altri vantaggi. Ho letto di un progetto di prestito di libri digitalizzati in biblioteca che ha sorpreso un po’ tutti, infatti a usufruirne, sembrano non essere affatto i giovani, come verrebbe da pensare, ma i “lettori forti”, di età media, costretti a viaggiare per motivi di lavoro e che traggono quindi vantaggio dal non dover portare con loro i volumi cartacei. Una ricerca pubblicata sul Wall Street Journal mette in evidenza pregi e difetti dei libri digitali, e sottolinea un minimo distacco tra l’indice di gradimento dell’e-book e del cartaceo e fra i pregi dell’e-book c’è anche quello di poter permettere la lettura da parte degli ipovedenti e dei non vedenti. L’e-book è comunque una opportunità, nelle migliori librerie della rete Isadora Duncan è presente e mi auguro che possa viaggiare bene. Del resto Isadora stessa mi ha un po’ mostrato di credere in questa strada, molte altre se ne erano affacciate durante il tragitto, molte altre mai portate a termine per svariati motivi, tanto da farmi pensare che Isadora, con il suo carattere, anche da molto lontano, potesse in qualche modo vegliare sul mio lavoro e spingermi verso i sentieri giudicati migliori per ‘noi’.

Da un tuo libro è nato uno spettacolo teatrale molto bello ‘circo immaginario’ ce ne parli? Il mio libro “Circo immaginario” è diventato un bellissimo spettacolo teatrale messo in scena da Rossana Casale, ma non solo, Rossana ha prodotto un bellissimo CD musicale ispirato al libro e spettacolo CD e libro hanno lo stesso mio titolo: Circo immaginario. Roxy ha fatto rivivere i personaggi del libro, dando voce in scena alle loro voci più intime e abbracciando il mondo del teatro povero, il teatro detto di strada. Rossana è solista in questo spettacolo, si muove sulla scena interpretando Micol, la protagonista del libro che ne è l’anima, anche se fisicamente non è mai presente, e pervade tutto il racconto con la sua presenza/assenza. L’incontro con l’arte di Rossana è stato intenso e produttivo. Ricordo che all’inizio mi sembrava strano e anche faticoso rientrare in un libro finito, ma Rossana premeva contro la mia pigrizia e le sono stata poi molto grata. Da piccola volevo fuggire col circo e attendevo con ansia il momento in cui sarebbe arrivato in città. Adoravo le parate per strada, gli animali e gli odori, e quel suo clima di piccola famiglia allargata. In seguito, ho vissuto la dimensione del circo di strada, grazie alla mia bellissima esperienza di teatro d’ombre durata parecchi anni dove tutto è meno eclatante, anche se contiene a suo modo un richiamo. E una figura che mi ha ispirato in circo immaginario è la trapezista de “Il cielo sopra Berlino” di Wenders. Rossana è stata capace di riaccendere tutte queste emozioni con il suo teatro e con la sua voce.

A cosa stai lavorando adesso? Il titolo è arrivato ieri, quasi alla fine del romanzo, ma non voglio svelarlo, sono alla prima revisione e io sono come dice una mia amica abbastanza tosta nel lavoro, non ho fretta, tendo a fare molte revisioni prima di dare un lavoro in lettura. È la storia di un’adolescente alle prese con la sua vita, le sue scoperte, il primo grande amore vissuto mentalmente fino a che…

Intervista di Elena Torre

 

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