Non solo cani e gatti: il geco
Torniamo questa settimana e torniamo di domenica con la nostra rubrica Non solo cani e gatti dedicata al mondo degli animali non comuni. Con la Dott.ssa Cinzia Ciarmatori, veterinaria specializzata in animali non convenzionali, parliamo oggi del geco leopardo.
Da alcuni anni il geco leopardo viene scelto dagli amanti degli animali esotici. Originari di una terra lontana e diversa dalla nostra come farli sentire a casa? Il geco leopardo (Eublepharis macularius) è senz’altro uno dei rettili più diffusi nell’ambito della terrariofilia, anche perché ha esigenze relativamente più semplici da soddisfare rispetto ad altri rettili e si riproduce in cattività con successo. È un sauro appartenente alla famiglia Gekkonidae e la sottofamiglia a cui appartiene comprende gechi considerati filogeneticamente più primitivi: sono dotati infatti di palpebre mobili e sono privi delle strutture adesive sulla superficie palmare e plantare degli arti, ma riescono comunque ad arrampicarsi grazie alla presenza di unghie, anche se non su superfici lisce. In natura il geco leopardo ha un areale di distribuzione che include l’Afghanistan, l’India nordoccidentale ed il Pakistan e vive in habitat da aridi a semiaridi, rocciosi e desertici ed è proprio questo tipo di ambiente che occorre poter riprodurre all’interno di un terrario, perché possa ospitare correttamente questo piccolo sauro.
Prendersi cura di questi sauri comporta molte difficoltà? La difficoltà principale per ospitare correttamente rettili provenienti da posti del mondo diversi dal nostro è senz’altro quella di allestire correttamente il terrario, tenendo conto di tutti gli aspetti correlati alla specie da ospitare. Non mi riferisco solo a parametri fondamentali quali la temperatura, l’umidità relativa, l’areazione e la luminosità, ma anche ad aspetti non meno importanti correlati al comportamento e alle abitudini della specie.
Si tratta di un animale arboricolo o terricolo? Si muove preferibilmente sfruttando la dimensione orizzontale o verticale? È una specie diurna, crepuscolare, notturna? Come e di che cosa si nutre? Il terrario non può e non deve essere considerato un “contenitore” esteticamente attraente, quanto piuttosto un “micro mondo” per alcune specie particolarmente complesso da riprodurre e particolarmente costoso. È bene che la valutazione sulle proprie capacità e possibilità di ospitare correttamente un rettile esotico venga fatta con serenità ed obbiettività, evitando acquisti incauti e affrettati che inevitabilmente finirebbero per danneggiare anche in modo irreparabile i nostri ospiti. Per quanto concerne il geco leopardo, un terrario adatto non può avere capacità inferiore a 70 litri per poter ospitare al massimo tre soggetti. La temperatura, accuratamente misurata con appositi termometri nel punto più caldo e in quello più freddo raggiungibili dagli animali, deve coprire un range compreso tra 31°C e 21°C nelle ore diurne e diminuire leggermente di notte. La luce, con un fotoperiodo di 12 ore, non dovrebbe essere troppo brillante perché questo potrebbe inibire la capacità di cibarsi di questi gechi dalle abitudini crepuscolari. Il fondo del terrario divide gli appassionati: c’è chi preferisce utilizzare substrati più naturali come la sabbia, certamente anche esteticamente più accattivanti, e chi invece predilige tappetini sintetici per evitare ingestione del materiale di fondo da parte degli animali. Come Medico Veterinario non entro nella diatriba, ma non posso esimermi dal ricordare che non esistono substrati naturali sicuri e che anche quelle sabbie messe in commercio come innocue all’ingestione, hanno provocato invece più volte occlusioni intestinali fatali. All’interno del terrario andranno collocati almeno un rifugio per ogni geco ospitato sia nella zona calda che nella zona fredda, utilizzando, rocce, cortecce o quant’altro possa garantire sicurezza e stabilità, senza sottovalutare la necessità di una disinfezione periodica dell’ambiente. Occorrerà poi prevedere una zona a microclima più umido per poter facilitare la muta di questi rettili, in particolare dei giovani che espletano questo processo ogni due settimane circa.
Sono animali solitari o possono convivere in uno stesso terrario con altri esemplari? Anche su questo argomento ci sono due scuole di pensiero: c’è chi ritiene che i gechi leopardo andrebbero alloggiati singolarmente nel terrario per evitare competizioni stressanti, altri invece che prediligono i piccoli gruppi. In questo caso è consigliabile evitare di avere più maschi che potrebbero competere per l’accoppiamento, meglio allora un solo maschio con due o tre femmine. In ogni caso non è consigliabile tenere i piccoli insieme agli adulti, per evitare aggressioni.
Come garantire loro una corretta alimentazione? Il geco leopardo è un animale insettivoro e il miglior modo per garantire un’alimentazione corretta è informarsi preventivamente sulla disponibilità di insetti nei negozi della propria zona. In natura si nutre di una grande varietà di artropodi tra cui anche ragni e scorpioni, nonché piccoli sauri. In cattività si possono alimentare con le camole della farina, kaimani, camole del miele, grilli e altri artropodi. Ovviamente più l’alimentazione è varia e meglio è, per evitare di incorrere in carenze. Per quanto riguarda la necessità di calcio di questi animali, c’è chi integra somministrando direttamente calcio in polvere ma alcuni studi evidenziano l’importanza di nutrire correttamente gli insetti. All’interno del terrario le prede vanno collocate in un contenitore accessibile ai gechi, evitando possibilmente di avere insetti liberi per il terrario. Un’altra ciotola, dovrà contenere acqua sempre pulita.
Quali le patologie più frequenti e quali i segnali che ci dicono di rivolgersi a un Medico Veterinario esperto in animali esotici e non convenzionali? Per animali così particolari e così diversi da quelli che siamo più abituati ad ospitare, è sempre consigliabile una visita preventiva per accertarsi delle condizioni di salute, dell’eventuale presenza di parassiti e soprattutto per ottenere quante più informazioni possibili sulla corretta gestione. Nel corso della vita di questi animali sarà opportuno rivolgersi al Medico Veterinario esperto in specie Esotiche e Non Convenzionali di propria fiducia ogni qual volta si presentino situazioni anomale: disordini dell’appetito, salivazione eccessiva, tumefazioni, ferite, difficoltà di muta, difficoltà respiratorie, depressione o inattività. A costo di ripetermi, trovo necessario sottolineare ancora una volta che per la cura delle specie Esotiche e Non Convenzionali le parole d’ordine sono prevenzione e tempestività: la maggior parte dei problemi, soprattutto se sottovalutati o affrontati con terapie improvvisate o inadeguate, possono diventare davvero complessi da risolvere!
Per contattare la Dott.ssa Cinzia Ciarmatori
dr.ciarmatori@tiscali.it
334.6628868
Intervista di Elena Torre
Fotografia: Flickr – The Common
http://www.flickr.com/photos/zanthia/2999737343/sizes/l/in/photostream/













