Medici con l’Africa Cuamm: la parola ad Anna Talami







Ci sono interviste ed interviste. Ci sono quelle che hanno uno spessore culturale, quelle che vengono fatte per diletto e quelle che vengono dal cuore. Questa fatta ad Anna Talami, responsabile settore comunicazione dell’associazione Medici con l’Africa Cuamm, nasce in seguito ad una conoscenza reciproca che ci ha portato a condividere il progetto di Storie dei Cinque Elementi, il libro di Anna Marani ed Elena Torre (Darwin Edizioni e Romano Editore) il cui ricavato andrà in parte in beneficenza al Cuamm. Tramite le parole di Anna vogliamo oggi farvi conoscere una realtà internazionale che merita rilievo e attenzione per quanto finora ha fatto, per quello che sta facendo e per quanto farà. Lontani da ogni retorica, ma soltanto lasciandoci condurre dai gesti concreti ed indispensabili che ispirano l’azione di questa organizzazione non governativa, la prima nel settore sanitario ad essere riconosciuta in Italia.

Anna, per chi non vi conoscesse, quale è la mission di Medici con l’Africa Cuamm? Medici con l’Africa Cuamm scrive e racconta ogni giorno una grande storia d’amore verso i poveri e i malati. Come struttura è un’organizzazione non governativa e da oltre sessant’anni opera in Africa per promuovere la salute delle popolazioni africane, delle comunità. Una grande storia di intervento testimoniata dal fatto che il Cuamm è la prima ong in campo sanitario riconosciuta in Italia. In particolare, in Africa, realizziamo progetti di lungo periodo, in una prospettiva di sviluppo. Interveniamo con questo approccio anche nelle situazioni di emergenza, per garantire servizi di qualità accessibili a tutti. Altrettanto importante l’impegno in Italia: nella formazione degli operatori destinati ai nostri progetti e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi legati all’Africa.

Come sei entrata a far parte di Cuamm e quale è stata la spinta che ti ha mosso? C’è da impostare un dialogo nuovo con l’opinione pubblica italiana, occorreva trovare le parole e i modi per raccontare un servizio fatto di tanti piccoli gesti quotidiani, non urlato eppure concreto, capace di fare la differenza tra la vita e la morte. Davvero una sfida appassionante che ancora oggi ci entusiasma.

Quali sono i paesi dell’Africa in cui il Cuamm è presente e con quali progetti? Siamo nell’Africa a sud del Sahara, come dire: la scelta dei più poveri tra i poveri. Operiamo in Angola, Etiopia, Mozambico, Tanzania, Uganda, Sierra Leone e Sud Sudan con interventi di cooperazione sanitaria articolati in attività ospedaliere e territoriali, prevalentemente in aree rurali. Realizziamo progetti fortemente integrati nel tessuto sanitario e sociale del paese, in uno stile di dialogo con le autorità pubbliche e le istituzioni religiose locali. In questo momento 80 operatori sono impegnati in 37 progetti di cooperazione e un centinaio di micro-realizzazioni di supporto, con i quali appoggiamo 15 ospedali, 25 distretti (per attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all’Aids, tubercolosi e malaria, formazione), 3 centri di riabilitazione motoria, 4 scuole infermieri, 3 università (in Uganda, Mozambico ed Etiopia). Davvero una grande tessitura e un lavoro “comune” fatto da tanti, per tantissimi!

Avete però anche un ramo relativo all’educazione in Italia e in Europa… puoi parlarcene? Siamo convinti che il lavoro di sensibilizzazione, sugli stili di vita, in Italia e in Europa sia importante quanto quello sul campo. Per questo lavoriamo nelle scuole, sensibilizzando maggiormente i cittadini di domani e rendendoli più attivi. In questo modo l’educazione in materia di sviluppo diventa essa stessa un potente strumento di sviluppo. Un ulteriore fronte di impegno specifico riguarda progetti di formazione e di sensibilizzazione per avvicinare i professionisti della sanità – medici, infermieri, studenti di facoltà mediche – ai temi a noi più vicini: il diritto alla salute, l’equità, la cooperazione sanitaria internazionale, la Salute Globale. Lavoriamo in network con partner istituzionali, università, associazioni di studenti e altre organizzazioni no profit con l’obiettivo di creare un’opinione pubblica italiana ed europea cosciente del valore della salute quale diritto umano fondamentale e componente essenziale per il pieno sviluppo del potenziale umano.

Come vi può sostenere chi medico non è, ma sente l’esigenza di collaborare con voi? Che figure ricercate oltre ai medici? Nell’ambito dei nostri progetti sono impiegati principalmente professionisti sanitari (medici e infermieri). Un importante lavoro che resta spesso dietro le quinte è quello dei logisti e degli amministrativi che sono impegnati perché i materiali e le forniture arrivino e i conti tornino. Ma partire e lavorare in Africa è solo una faccia della medaglia. L’altra è fatta da tutte quelle persone (amici, volontari sul territorio, donatori) che dall’Italia, in modo spesso silenzioso, sostengono i nostri progetti e la nostra attività. A chi ci chiede com’è possibile aiutare, rispondiamo sempre che quello che chiediamo è, anzitutto, attenzione e partecipazione nei confronti della causa di portare salute anche negli angoli più remoti dell’Africa. A questa causa si può contribuire in varie forme: donando tempo, competenze professionali, legami relazionali. Contribuire significa per noi, soprattutto lasciarsi coinvolgere: è, quindi, non solo dare, ma anche, saremmo tentati di dire, ricevere. Concretamente è possibile contribuire in una delle seguenti modalità: c/c postale n. 17101353 intestato a Medici con l’Africa Cuamm, oppure on line al sito www.mediciconlafrica.org

Come è nata la collaborazione con l’Associazione “Le parole di Lulù”? La vicinanza di Niccolò Fabi alla causa di Medici con l’Africa Cuamm è autentica e ha preso forme diverse a partire dal 2009 dando vita a un percorso di adesione profonda. Dalla partecipazione come testimonial per la campagna del Cuamm “Mio fratello è Africano” lanciata nel 2009, si è sviluppato un “itinerario” di conoscenza e comprensione che è partito da un viaggio, si è tradotto nella realizzazione di un documentario e ha portato ad associare un intero tour alla causa di Medici con l’Africa Cuamm. E così che in maniera quasi naturale, dopo la tragedia che l’ha colpito, la volontà di Niccolò, insieme a Shirin e alla loro famiglia, è stata quella di condividere questo dolore e trasformarlo in speranza per altri bambini. È nato così il Progetto Parole di Lulù che si è concretizzato nel sostegno all’ospedale di Chiulo in Angola, con la riabilitazione del Reparto di Pediatria, grazie al cerchio di solidarietà che è partito dal concerto del 30 agosto di Mazzano Romano e che sta ancora continuando a diffondersi.

L’Africa è una terra martoriata, ma è sicuramente anche una terra che regala tante emozioni. Hai un ricordo indelebile particolare o un racconto di un medico che è tornato che ti ha colpito? Per me il dono più grande, ogni volta che sono in Africa, è sedermi fuori da uno dei reparti di maternità e pediatria in cui lavoriamo e vedere passare le mamme, i bambini, gli operatori sanitari, le nonne, i fratellini… insomma la gente che viene negli ospedali supportati dal Cuamm. Li osservo e mi confermo sull’immenso valore di questo servizio e mi determino ancora di più nell’impegno a fare veramente il massimo per alleviare ferite e dolori.

Ci sono nuovi progetti importanti nel cassetto per questa organizzazione no profit? Prima le mamme e bambini” è la nostra parola d’ordine da qui a cinque anni. Si tratta di un importante progetto per garantire l’accesso gratuito al parto sicuro e la cura del neonato in Africa. Piccoli, grandi numeri: 4 paesi, 4 ospedali principali, 22 centri di salute periferici, 1.300.000 abitanti coinvolti. L’obiettivo è raddoppiare in cinque anni con un impegno di oltre cinque milioni di euro il numero dei parti assistiti, passando dai 16 ai 33 mila all’anno, in quattro distretti di Angola, Etiopia, Uganda e Tanzania dove la mortalità materna è tra le più alte del mondo (in Angola per dare alla luce il proprio figlio muoiono 14 mamme su 1000, in Etiopia 7, in Uganda 5, in Tanzania 9. In Italia il dato è di 0,04) . Mamme e bambini, forza e debolezza dell’Africa. I problemi sono molti, e a volte banali: i costi, la difficoltà dei trasporti, la scarsità e la bassa qualità dei servizi locali. Per poterli superare serve lo sforzo comune di autorità sanitarie pubbliche e private e il contributo di tutti. Il costo medio per assicurare a una mamma africana l’accesso e il parto assistito è di 40 euro. Per garantire il trasporto di un parto complicato all’ospedale servono 20 euro e per assicurare un parto in un centro di salute ne bastano solo 8. Con poco è possibile salvare la vita di tante mamme e dei loro bambini!

Intervista di Sara Missorini

 

 

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