Masterchef: la cucina di Anna Lupi
Intervista di Roberta Capanni
L’abbiamo conosciuta come concorrente di Masterchef, il talent show culinario più famoso al mondo in onda su Cielo e ci era piaciuta subito. Di un’eleganza naturale, Anna Lupi, con la sua nobile discendenza, ha partecipato attivamente al programma e anche se la sua eliminazione non le ha permesso di raggiungere il sogno che la vittoria le avrebbe permesso di realizzare, la sua voglia di cucinare non è certo andata perduta.
Le sue nobili origini l’hanno fatta distinguere avvolgendola in un’aura leggermente sbob che proprio non la rappresenta. Anna è nata a Verona da Ivo Lupi di Fara in Sabina figlio di Rosina e Sergio Lupi, discendenti dai Lupi di Spoleto e da Franca Guarnieri di Margherita di Savoia, figlia di Maria Diaferio di Margherita di Savoia, discendente dai Francia e Luigi Guarnieri di Budapest, figlio del Duca Pietro Guarnieri di Palermo e della Principessa Ernestina Reichfeld di Budapest ed ha passato l’infanzia fra Verona e Parigi. Là lo zio materno, Franco Diaferio, direttore d’orchestra in pensione, aveva un ristorante, “La Tete Noire”, che dirigeva aiutato dalle donne di famiglia. La piccola Anna, che già a due annini parlava italiano e francesce, viveva tra cuochi dai grandi cappelli bianchi e una sala piena di personaggi famosi.
Però la sua passione era il ballo e così è diventata ballerina ed insegnante per 15 anni, carriera abbandonata alla nascita del secondo figlio. Ha iniziato a fare la disegnatrice AutoCAD 3D ma, dopo 10 anni, un’altra vecchia passione, che non l’aveva mai abbandonata, si è ripresentata e la cucina è diventata il sogno da raggiungere. E in attesa dell’uscita del libro dove racconterà le ricette di famiglia, Esserciweb ha deciso di intervistarla in anteprima per i suoi lettori.
Anna come si arriva ad essere scelti per un programma come Masterchef? Nel mio caso credo che siano stati un insieme di fattori ma senz’altro bisogna dimostrare di saper cucinare molto bene, di avere molte idee e conoscenze tecniche, poi ci vuole personalità e disinvoltura per poter rispondere alle domande dei giudici e destreggiarsi negli imprevisti.
Quale è stata la prova più difficile che ha dovuto affrontare prima e durante il programma? Prima del programma la selezione è stata molto dura, pensi che sono stati esaminati circa 10.000 aspiranti chef, l’ambiente era bello ma la tensione si poteva tagliare con il coltello ma, prima di entrare a far parte dei 18 concorrenti, la prova più dura in assoluto è stata quella del taglio della cipolla, in tv si son visti soltanto dei flash ma, in realtà, noi abbiamo tagliato cipolle per 3 ore ed abbiamo finito alle 4.30 di notte… Durante il programma, invece, la più dura è stata l’esterna all’ambasciata: è stata lunga ed estenuante e, per me, è stato come combattere una battaglia contro i mulini a vento. Non ho mantenuto il controllo della situazione nonostante dovessi fare un dolce che conoscevo benissimo, non sono riuscita ad impormi su Alberico per convincerlo ad usare la mia ricetta e sull’altra squadra per esigere il monopolio del forno dopo che lo avevano avuto loro. Io: LA REGINA DEI DOLCI, che avevo vinto da poco la prova del pan di spagna, stavo facendo perdere la mia squadra e lo sapevo. È stato tremendo, quella notte non ho dormito un attimo per il rimorso.
Anna lei spiccava tra il gruppo per la sua classe e per le sue origini nobili. In realtà lei è una persona estremamente semplice e simpatica. Crede che questa immagine l’abbia penalizzata? All’inizio credo di sì, ricordo che, nel LIVE COOKING (la prima puntata), i giudici mi han detto: ”Non sembra che le piaccia mangiare o cucinare, magrolina com’è, così elegante e raffinata” e quando ho citato Igor Stravinsky che ha composto la musica sulla quale è poi stato realizzato il balletto l’Uccello Di Fuoco, Barbieri ha strabuzzato gli occhi mentre Bastianich ha capito. Anche su Facebook e sui Live Blog mi criticavano molto ma poi, con il procedere delle puntate, perfino Sara Porro, che mi aveva soprannominata “Anna Uccello-Di-Fuoco Lupi” su Dissapore.com, durante Buongiorno Cielo ha dichiarato che si era ricreduta e che in realtà ero una persona per niente spocchiosa e con un animo sincero ed umano.
Cosa ha imparato da questa esperienza televisiva? Ed è cambiato qualcosa nel suo modo di cucinare? Ho imparato che, per diventare chef, non basta saper cucinare ma bisogna avere molta forza di volontà ed una forte personalità. La cucina di un ristorante è una squadra e ci vuole spirito di gruppo e di collaborazione, il capo chef deve sapersi imporre con autorevolezza, che è completamente diversa dell’autorità…
La mia cucina sicuramente è cambiata in meglio, ho imparato a bilanciare meglio gli elementi che caratterizzano l’armonia di un piatto, ho imparato a gestire meglio le note predominanti di ogni ricetta ma, soprattutto, è cambiato l’atteggiamento di chi assaggia i miei piatti, riceviamo molto in casa e tutti si aspettano sempre qualcosa di eccellente, questo mi stimola a fare sempre di più e sempre meglio.
Chi le ha trasmesso l’amore per la cucina? Mamma, nonna e papà. Mamma è stata la prima ad insegnarmi a cucinare, ricordo ancora che stavo sempre con lei in cucina ed un giorno, visto il mio enorme interesse, mi chiese: ”Vuoi provare a fare un uovo al tegamino?”. A me piacevano da morire e non mi pareva vero che volesse insegnarmi questa magia. Mi mise una sedia vicino ai fornelli, ero talmente piccina che non arrivavo nemmeno a vederli, e mi guidò passo, passo. Non ho mai più provato una tale soddisfazione nel cucinarlo e nel mangiarlo poi, per me era il migliore del mondo!
Nonna, invece, m’insegnò a cucinare le verdure in mille maniere e mi salvò dall’inappetenza che ebbi per un periodo a causa della scarlattina di mio fratello minore. A quel tempo, si parla degli anni ’60, la casa veniva messa in quarantena ed i fratelli venivano spediti da nonni ed amici durante tutto il periodo. Io ero legatissima a mamma ed avevo una nostalgia tremenda, non mangiavo niente. Un giorno nonna, oramai disperata, mi preparò un pomodoro tagliato a metà in orizzontale, condito con olio e sale ed aveva messo un cappero in ciascuno spazio occupato dai semi. Me lo portò con un vassoio sulla poltrona accanto alla finestra da dove sedevo sempre per poter vedere casa di mamma. Lì, guardando le finestre di casa mia nella speranza di veder passare mamma, ricominciai a mangiare e, da quel giorno, quando voglio consolarmi, mi faccio un pomodoro con olio, sale e capperi.
Papà mi ha insegnato l’amore per la cucina semplice e tradizionale, i sapori puri, odiava la cucina francese, le salsine, se gli davi qualcosa fatta con la bechiamelle te la tirava dietro. Con lui è nato il mio amore immenso per la cucina di casa, quella che si mangiava da noi, ma anche tutte le cucine che sono legate ai luoghi dove sono nate, mi piacciono anche i nuovi sapori ma preferisco rielaborare ricette tradizionali portandole in chiave moderna, anche quelle di Apicio. Mio padre cucinava da dio! All’inizio, quando lo vedevo trafficare, non gli davo una lira ma, quel giorno che fece le zucchine ripiene di carne, cambiai completamente opinione. Così, ogni volta che faceva qualcosa, ero impaziente di assaggiarla anche se, a volte, faceva sapori un po’ troppo adulti per noi, come quella volta che fece le polpette con pinoli e uvetta…
Qual è il suo ingrediente preferito? Beh, chi ha visto Masterchef lo sa già: IL CIOCCOLATO FONDENTE. Con “La torta che piace ai miei figli” ho vinto la puntata dei dolci. È una Sacher Torte modificata (non mi sentirete mai usare le parole rivisitata e territorio, sono talmente inflazionate che non le sopporto più oramai): pan di spagna, ganache e ghiaccia tutti al cioccolato fondente. È l’apoteosi del cioccolato!
Lo mangio tutti i giorni e cerco di usarlo anche in cucina, oltre che nei dolci. Mio marito assaggia, mia figlia ci prova e, a volte, gradisce, mio figlio, il mio critico più severo (è molto Lupi in questo), annusa, chiede con cosa è fatto, ne assaggia una puntina e va a lavarsi i denti…
Fotografie: Ufficio Stampa














