Fotografie dalla Puglia: Ruvo







Ormai da qualche anno il turismo in Puglia sta vivendo un momento davvero florido e, finalmente, anche gli italiani stanno riscoprendo le sue bellezze. Tuttavia c’è una Puglia meno nota ai più, che di questa regione conoscono soprattutto lo splendore del Salento e le meraviglie del Gargano, curiosamente le zone opposte, geograficamente estreme, del tacco d’Italia. Interessante, invece, potrebbe essere puntare a zone caratteristiche meno famose ma sicuramente altrettanto belle. Cripte, ipogei e grotte, ad esempio, frequentissime in un terreno prevalentemente carsico, caratterizzano gran parte del territorio pugliese e meriterebbero un minitour alla scoperta di questi piccoli tesori nascosti un po’ ovunque. Oggi conosciamo Ruvo di Puglia.

 

Ruvo di Puglia: grotte e ipogei sotto le cattedrali

Lungo l’antica via Traiana, nella Bassa Murgia, a 256 m. sul livello del mare, Ruvo conobbe la massima espansione dopo l’occupazione achea nel VI sec. a.C. ed in età romana, per la sua posizione, fu municipium e stazione di sosta; nel M.E. conobbe l’occupazione bizantina, longobarda, normanna, sveva, poi fu feudo di diversi signori locali. La sua Cattedrale, nella lista delle otto meglio conservate tra i maggiori monumenti romanici pugliesi, fu fondata nel XIII sec.e terminata nella prima metà del successivo, il secolo di Federico II di Svevia, lo Stupor mundi, ed è frutto di rimaneggiamenti e sapienti fusioni di elementi di gusto gotico sul ceppo romanico. Le meravigliose cattedrali in pietra della Puglia nascono dal dialogo tra le culture araba, ebrea e cristiana. Quella di Ruvo ha una delle più belle facciate in puro romanico e in essa ogni particolare andrebbe considerato con attenzione, come il magnifico rosone dalle dodici colonnine diseguali sormontate da archetti trilobati di gusto federiciano o il misterioso “sedente” (forse una statuina del committente) che lo sovrasta. D’altra parte i misteri, quando si parla di qualcosa che riguardi i luoghi federiciani, sono consueti. L’interno è a tre navate, ha pianta a croce latina ed è caratterizzato da un suggestivo gioco luminoso determinato dal falso matroneo a bifore e trifore: l’atmosfera che vi si respira pare trasportare il visitatore in un romanzo di Sir Walter Scott.

 

L’ipogeo

Un prezioso gioiello, però, è serbato nelle profondità dell’edificio. Un percorso archeologico sotterraneo su passerelle sospese permette di leggere la storia di diversi insediamenti, così come sono emersi dagli scavi condotti alla fine degli anni ’80, attraverso una tomba peuceta e una cisterna a campana ricavata nella roccia, fino ai mosaici paleocristiani e ai resti di una cripta, mai terminata, e quindi a tre sepolture di età alto medievale. Altre tracce di pavimento musivo, nella parte centrale dell’ipogeo, dovevano appartenere ad una domus, come anche altre due cisterne, di cui sono visibili i resti ad una quota più bassa. La presenza di alcuni elementi architettonici ha poi rivelato la presenza di un impianto basilicale precedente all’attuale.

 

La grotta di S. Cleto

Poco distante dalla Cattedrale si trova la chiesa di S. Cleto, detta poi del Purgatorio, che, secondo alcuni, sarebbe stata l’antica cattedrale di rito greco fino al XIII sec. La severa facciata disadorna in pietra calcarea contrasta con la piccola torre campanaria barocca e l’interno ha il suo nucleo più antico nella navata a nord, esattamente al di sopra della Grotta di S. Cleto. A pianta rettangolare con volta a botte, secondo la tradizione la grotta accolse la prima comunità cristiana di Ruvo, nata nel 44 d.C. con S. Cleto, che in questo ambiente termale romano praticava il culto. In realtà, pare che esso risalga solo al II sec. d.C., presenta un pozzo e pareti realizzate in opus reticolatum (tipico rivestimento termale romano) e faceva parte di un complesso termale più ampio, situato su uno dei due assi dell’impianto viario dell’antica città romana. All’interno della grotta vi è un altare sul quale è collocata una statua del santo eponimo in pietra calcarea dove un tempo era leggibile l’iscrizione in lettere gotiche “Non temete, io sono Cleto, primo vescovo di Ruvo, terzo dopo Pietro, che prego per voi”.

Insomma, una piccola, antichissima città ma suggestioni, cultura e fascino assicurati.

 

Articolo di Alessandra Farinola

Share and Enjoy:
  • StumbleUpon
  • Upnews
  • Digg
  • Segnalo
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Reddit
  • Tumblr
  • Wikio IT
Tags: , , ,