Andrea Zuppini: l’intervista
Intervista di Elena Torre
Fotografia di Piero Principi
È uscita la compilation Zu-Grooves I – Summer Vibes un progetto discografico molto interessante che porta la firma di Andrea Zuppini e Roy Tarrant. Noi ne abbiamo voluto sapere di più e proprio ad Andrea Zuppini abbiamo fatto qualche domanda…
Quando nasce Zu-Grooves? Zu-Grooves nasce nel 2011 da un’idea di Roy Tarrant, il mio discografico, che, avendo un catalogo da far invidia a una multinazionale, deve per forza di cose essere molto attento alle nuove tendenze del mercato discografico internazionale.
Con Roy ho realizzato molti progetti discografici negli ultimi dieci anni e quando mi ha proposto di realizzare il progetto Zu-Grooves sono impazzito di gioia, perché ho subito intuito le potenzialità dell’idea e ho capito che finalmente avrei potuto riversare in questo progetto tutto il percorso e l’esperienze che ho accumulato in tanti anni di musica.
È una sfida, perché ci andiamo a confrontare con altre realtà molto consolidate, ma le sfide mi piacciono, come quando nel ’93 realizzai, grazie all’apporto di Eros Ramazzotti, il disco dei Metrica, il disco d’esordio del mio amico Alex Baroni o come nel 2007 quando ho realizzato l’album “Circo Immaginario” per Rossana Casale dove ho scritto gli arrangiamenti per un’orchestra sinfonica.
Andandoti a confrontare con progetti simili a Zu-Grooves che sono consolidati da anni sul mercato, che metodo hai adottato per distinguerti? Prima di iniziare la lavorazione di Zu-Grooves ho passato molto tempo ad ascoltare i prodotti con cui ci saremo dovuti confrontare, cercando di capire se ci fossero delle lacune e un modo per migliorare e rendere la nostra proposta più valida.
Dopo questo lungo ascolto ho capito innanzitutto che questi prodotti sono una sorta di compilation di brani realizzati nella maggior parte dei casi da Dj, che sono molto bravi ad assemblare parti musicali già esistenti (i campionamenti), in merito alla categoria dei Dj, mi piace fare un paragone con la moda, perché credo che renda benissimo l’idea: io li considero degli stilisti del “look”, cioè ti vestono con dei capi che già esistono, ma nella maggior parte dei casi non sanno disegnare come gli stilisti veri e propri, le differenze più evidenti in Zu-Grooves sta proprio in questo, qui ci sono dei veri “Stilisti”, le musiche, i campionamenti, gli arrangiamenti sono stati scritti, suonati veramente e/o disegnati, se vogliamo riprendere il paragone con la moda, da musicisti.
Con questo, naturalmente, non voglio togliere nulla al merito e alle capacità dei Dj, anzi, ho una grande stima nei confronti di questa categoria che è riuscita a cambiare la musica in questi anni riuscendo a capire i gusti della gente e a volte sono stati più bravi dei musicisti a capirli e interpretarli.
Per questo motivo, prima di iniziare la lavorazione mi sono rivolto a diversi Dj chiedendo a ognuno di loro di farmi la compilation ideale andando a prendere i brani che amano di più, 20 brani che secondo i loro gusti sono il meglio della produzione degli ultimi 40 anni e riconosco che mi sono stati di grandissimo aiuto.
Un altro aspetto che ho cercato di migliorare è la qualità del suono, ascoltando gli altri prodotti ho riscontrato che mediamente ci sono al massimo 3 o 4 brani con una qualità audio professionale, che di solito sono i brani realizzati da Dj di fama internazionale, , mentre gli altri hanno molti problemi, sembrano dei demo realizzati in casa.
Quale il criterio di selezione per atmosfere tanto diverse tra loro?
Le compilation che hanno fatto i Dj sono state di grande aiuto e ascoltando la concorrenza mi sono fatto un’idea ben precisa della selezione che dovevo operare per quest’album.
Il mio desiderio era che Zu-Grooves fosse qualcosa di più di una compilation di musica lounge che di fatto vuol dire tutto e niente se ci pensiamo bene…
In questo progetto mi sono divertito a miscelare molti generi musicali, musica che ho anche suonato dal vivo, io nasco come chitarrista e credo di aver suonato qualsiasi genere musicale nella mia carriera da strumentista, cercando di rispettare le fondamenta degli stili, mi spiego: in “Sensual Tango”, che in realtà è una milonga, ho unito gli strumenti tipici del genere, il bandoneon (l’introduzione è suonata dal grande Richard Galliano), il violino, la chitarra classica e l’orchestra d’archi a una miriade di grooves prettamente hip-pop, c’è una chitarra elettrica rock, il mix è, a mio modesto parere, molto affascinante!
Già dall’inizio avevo pensato di realizzare 2 CD diversi tra loro, il primo con un carattere più soft, meditativo, il secondo più energico, una sorta di scaletta che andasse in crescita e che potesse accompagnare e fare da colonna sonora a una cena tra amici in casa, inoltre non dimentichiamo che questo genere di dischi sono spesso suonati in locali, ristoranti non solo in casa o in auto, quindi il primo Cd è una sorta di apripista al secondo che invece è decisamente più vivace ideale per quando la serata si scalda…
In tanti anni di esperienza nel campo della musica, in quale direzione stiamo andando? Nonostante gli anni di esperienza, i dischi che ho realizzato, la musica, i tour che ho fatto è un’impresa ardua capire dove si sta andando, comunque un’idea me la sono fatta. La società è cambiata tantissimo, dall’avvento dell’era digitale è cambiato tutto, è uno sconvolgimento generale e come tutti i cambiamenti storici ci vuole molto tempo per capire prima di tutto dove si è arrivati!!
Magari si potesse fermare tutto e riflettere, invece stiamo correndo a una velocità disumana, dove le nostre coscienze non hanno il tempo di fermarsi a riflettere e questo succede in tutti i campi, la musica e gli artisti sono inglobati in questo meccanismo.
Se la tua domanda è rivolta all’aspetto commerciale della musica, ti dico che dopo l’avvento del Cd e poi l’mp3 essa è diventata una “cosa” usa e getta e ha cambiato radicalmente il modo di produrla e commercializzarla. Se prima si aveva tempo per curare i dettagli di una produzione adesso non ci sono più, perché i budget sono, nella maggior parte delle volte, ridicoli e di conseguenza i prodotti in circolazione oggi sono peggiori rispetto a quelli di 20 anni fa, è assurdo: la tecnologia va avanti, ma no la qualità!
Nel prossimo futuro credo che i CD spariranno e i files mp3 saranno gratuiti, anzi, è già così, giacché ci sono una miriade di siti da cui puoi scaricarla gratuitamente. La musica sarà di tutti, perché è quasi impossibile fermare la pirateria a questo punto gli introiti per chi la produce, dovranno arrivare con certezza quasi matematica da chi la sfrutta e da chi fino ad oggi non ha pagato un soldo per questo, vedi le radio, i siti internet.
Riprendendo il senso della domanda, se mi chiedi dove stiamo andando a livello artistico, penso che la fusione di vari generi musicali sarà l’arma vincente per creare qualcosa di nuovo. Credo molto alla musica che ci arriverà dai paesi poveri, vedi l’Africa o da Paesi che sono in pieno sviluppo come la Cina e l’India, hanno tantissimo da dire, sono grandi culture e hanno fame di emergere.
Infine la musica da vivo, per fortuna è l’unica cosa che non puoi clonare e chi è in grado di suonare e di comunicare emozioni con uno strumento o la voce non potrà mai scomparire!
Cos’è il laboratorio musicale Zu-MusicWorkshop?
Zu-Music Workshop è un sogno che finalmente dopo anni sono riuscito a realizzare!
Ho trovato una vecchia cantina, di quelle enormi in uno stabile nel centro di Milano e mi sono innamorato subito del posto, quando fai le scale per scendere sembra di entrare in una macchina del tempo, sei immediatamente nell’800, poi apri la porta del laboratorio, mi piace chiamarlo così perché non è solo uno studio, e sei catapultato nel 2012, dove la tecnologia la fa da padrona…
Amo fare musica assieme ad altri musicisti anche perché credo che confrontandosi con altri artisti possano nascere cose bellissime, una volta quando si doveva realizzare un disco ci si trovava in studio: c’era l’arrangiatore, il produttore, il batterista, il bassista, il cantante, c’era un team e dalle idee di ognuno poteva venir fuori la soluzione, la “trovata” che poteva far svoltare un brano, da anni questo succede raramente, io, come molti miei colleghi, spesso siamo chiusi in uno studio, di solito ricavato in una stanza di casa, da soli con un monitor davanti dalla mattina alla sera, in pratica una sola persona, allacciata costantemente a Facebook o similari.
Il mio desiderio con Zu-Music Workshop è stato quello di realizzare un polo dove i musicisti e non si possano incontrare, parlare di musica e soprattutto tornare a suonare veramente non solo con il computer!!!
Zu-Grooves è il frutto di questo, infatti ci sono Amedeo Bianchi, Marco Brioschi, Carlo Cantini, Vincenzo Zitello, Eric Cisbani, le voci di Dagmar Segbers, Sherrita Duran, Claudia D’Ulisse, Cristiana Abbate, Monica Magnani, Luigina Bertuzzi e ognuno ha dato il proprio apporto a questo progetto.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico non si è badato a spese ed ho dotato Zu-Music Workshop della migliore strumentazione tutta rigorosamente a valvole o a transistor, non c’è una macchina che abbia degli integrati, ad eccezione dei computer, il tutto per avere una qualità del trattamento del suono allo stato dell’arte.
Si può imparare l’ascolto?
Assolutamente sì!
Ma dove? Con chi? Questo è il problema…
Purtroppo la scuola non aiuta in tal senso, perché a mio avviso se l’educazione iniziasse alla piccola età sarebbe fantastico.
I tempi sono cambiati e i cambiamenti sfortunatamente hanno portato alla scomparsa dei piccoli negozi di dischi, una volta era lo stesso proprietario del negozio che ascoltava per primo le produzioni e faceva una cernita dei dischi che uscivano e ti consigliava questa o quell’altra novità.
Adesso tutto ciò è affidato alle radio, ai giornali, mentre la televisione è completamente latitante, oppure alle colonnine di ascolto che trovi nei grandi negozi di dischi, ma per arrivare ad ascoltare quella colonnina devi essere stato prima bombardato di pubblicità (vedi trasmissioni forvianti quali “Amici” o X-Factor), altrimenti è molto difficile che ci capiti. Le radio che potrebbero fare molto, ad eccezione di poche, sono delle industrie con palinsesti preparati mesi prima, non è più come una volta dove il Dj che faceva la sua trasmissione aveva il potere di scegliere i brani e il suo stile editoriale. Viviamo in un Paese che ha dato i natali ai più grandi compositori della storia e se parli con un qualsiasi adolescente o ventenne non sa neanche chi sia Verdi o un fenomeno come Demetrio Stratos… Comunque, riassumendo, si può imparare l’ascolto, basterebbe solo investire nella cultura, speriamo che prima o poi succeda!!
A cosa stai lavorando? Sono già al lavoro per Zu-Grooves II, sto scrivendo tantissimo e lavorando per allargare la rosa dei musicisti e dei cantanti che mi piacerebbe collaborassero al prossimo album. A breve inizierò la lavorazione dell’album del mio amico cantautore Kaballà.













