Andrea Muzzi: comicita’ senza volgarita’







Di Roberta Capanni

Andrea Muzzi è una persona che emana dolcezza. Nato a Grosseto nel ’67, Andrea è un artista dal carattere comico mai volgare, un attore che si pone verso il pubblico con cortesia, che punta alle emozioni. Un clown dolce che ha fatto molte cose in teatro, cinema e tv ma anche un autore eclettico. Un personaggio che non poteva mancare tra gli amici di Esserciweb.

Andrea Muzzi oggi; ci fai un bilancio della tua vita artistica e personale? Riguardo all’attività mi sento in leggero rosso, può sembrare una affermazione presuntuosa, ma non lo è, intendo dire che avrei potuto fare di più perché credo di aver elaborato una maturità artistica che spero mi porti ad ottenere risultati ancora migliori di quelli ottenuti fino ad oggi. Ripeto può sembrare un discorso un po’ presuntuoso ma in realtà vuol solo dire che sono consapevole di quanto io sia cresciuto dal lato artistico e quanto possa dare al pubblico. Nella vita si può sempre migliorare e io posso migliorare come uomo, marito, padre… anzi, lo voglio. A me piace riguardare indietro e vedere se son riuscito a migliorare questo o quel difetto o atteggiamento di cui non ero soddisfatto e questo mi dà il senso di andamento, di marcia in avanti.

Hai detto che avresti potuto fare di più, cosa ti è mancato e cos’è che non ti ha permesso di fare di più? Sicuramente ho commesso degli errori, specialmente all’inizio della mia carriera; per esempio delle grosse occasioni mi son capitate quando avevo ancora una certa immaturità artistica. Oggi invece ci sono difficoltà in quanto non viviamo proprio in una società meritocratica e se anche hai i numeri per farcela fatichi molto. Quando ho iniziato a fare questo mestiere c’erano i piccoli scandali, chi scendeva a compromessi, chi andava a letto con questo o con quello, il raccomandato, ma non era la norma, ora la situazione è ribaltata, oggi quella è la categoria totalitaria e quelli che contano sulle loro forze sono sempre meno e si trovano davanti una strada sempre più in salita. Ho iniziato a lavorare nel 1990, le raccomandazioni c’erano anche allora ma poi il fenomeno è esploso. Per il futuro però sono molto ottimista.

Secondo te dei cambiamenti ci sono? Secondo me sì primo perché da una parte il periodo difficile e la crisi ristringono il campo e chi produce cerca di andare sul sicuro, sulla bravura, l’esperienza, dall’altra la crisi ti obbliga ad aguzzare l’ingegno e chi è abituato a farcela senza aiuti è probabile che riesca a passare meglio il periodo.

E tu come stai affrontando questo periodo? Mi muovo come sempre ho fatto. In questo momento sto progettando un film le cui riprese dovrebbero partire a primavera prodotto dalla Alba film di Sandro Frezza che giriamo metà a Carmignano metà a Roma; a marzo riprendo un programma su Rai 4 con Carlo Freccero dove ci sono i Soliti Idioti dove io faccio alcuni scheck e riprendo la trasmissione Tele bidone su Rete 37 che ha grandi ascolti e mi sta dando grandi soddisfazioni perché ha ascolti incredibili, poi continuo la collaborazione con Lady Radio, giro con il mio spettacolo Edizione Straordinaria con la regia e le vignette di Sergio Staino scritto da Marco Vicari e altre cosette.

Sei infaticabile! Sono pigro di natura ma faccio le cose con passione ma anche se sono un pigro da divano con il telecomando, se una cosa mi prende non sento fatica. Quando scrivo per esempio son capace di stare otto o nove ore al pc di seguito.

Tra fare l’attore e fare l’autore cosa preferisci? Domanda difficile… anni fa avrei detto salire sul palco, fare l’attore. Oggi la parte autoriale mi attrae molto…la parte esibizionistica si è un po’ ristretta, mi piace molto scrivere.

Essere toscano ha influito in positivo o in negativo sul tuo lavoro? Ne l’uno né l’altro. All’inizio della carriera i toscani andavano molto, sulla scia del successo di Pieraccioni, vennero a vedermi in teatro e la Cecchi Gori mi mise subito sotto contratto. Oggi la cosa è indifferente anche perché i toscani non fanno scuola, siamo sempre stati un po’ dei pirati… Benigni non è un caposcuola ha elaborato una sua arte, Pieraccioni ha la sua, Alessandro Benvenuti la sua, è difficile trovare un trade d’union tra di loro, sono scuole diverse. Sono clown, maschere completamente diverse. Noi siamo così: unici.

 

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